|
Da uno
scritto dell’alpinista tedesco Teodoro Wundt del
1895
IL CERVINO
II
Cervino, che si erge maestoso e solitario,
sembra dire alle vette vicine: non c' e nulla di
comune fra noi. Ed ecco perchè, di fronte a
questo colosso, si provano Ie più disparate
sensazioni: gioia e paura, ammirazione, orrore,
spavento. E ben più, ciò che noi vediamo al
primo sguardo si rispecchia pure tragicamente
nella storia del monte. Dacché mondo e mondo,
tutti subirono iI suo fascino demoniaco e nessun
monte ha sollevato tanto entusiasmo, ispirata
tanta fiducia, incussa tanta paura e trepidanza;
e nessun monte fu tanto spietato e crudele verso
i suoi ammiratori ed amici.
LA
CATASTROFE DEGLI INGLESI
Da
quanto disse iI Whymper e da una esatta
osservazione della fotografia, iI punto ove
accadde la sciagura non era particolarmente
difficile, ma Hadow, che non era esperto
alpinista, trovò non poche difficoltà nella
discesa del pendio coperto di sassi e di neve.
Croz, che lo precedeva, doveva aiutarlo passo
per passo, e pare che, mentre egli, messa da
parte la piccozza, stava per voltarsi e
procedere oltre, Hadow scivolasse e cadesse su
di lui. Tutti gli altri erano fermi, poiché la
discesa era organizzata in modo che uno solo
alla volta dovesse muoversi. Hudson veniva
subito dopo Hadow e, secondo Whymper, la fune
non era mai tesa. Su quanto accadde poi, le
spiegazioni di Whymper e del vecchio Taugwalder
differiscono alquanto. AI dire di Whymper, Croz,
urtato da Hadow, precipitò nell'abisso gettando
un grido spaventoso. Hudson, che non era ben
saldo, travolto dalla fune, precipitò
trascinando con se nella voragine Lord Douglas.
Taugwalder e Whymper stettero saldi alla
fortissima tensione della fune, la quale un
istante dopo si strappò e fu la catastrofe. Se
la corda non si fosse strappata essi pure
sarebbero stati travolti e trascinati giù:
trattenere quattro uomini sarebbe stato
impossibile. “Per alcuni secondi vedemmo i
nostri poveri compagni scivolare giù sui dorso,
colle braccia allargate cercando un sostegno.
Poi scomparvero dai nostri occhi, e da dirupo in
dirupo caddero sul ghiacciaio del Cervino, da
una altezza di oltre mille metri. Dall' istante
in cui si strappò la fune, non si potè più
venire loro in aiuto”. L' ulteriore discesa
fu per Whymper assai pericolosa. I due
Taugwalder rimasero come paralizzati dallo
spavento; gridavano e singhiozzavano
disperatamente, e non fu facile indurli a
muoversi. Si potè poi stabilire che la fune, che
il vecchio Taugwalder usò per legare a se Lord
Douglas, era, all'insaputa degli altri,
piuttosto debole; era una fune che doveva essere
destinata a un eventuale rinforzo, ad essere
fissata alla rupe e lasciata lassù. Se egli fece
ciò per inavvertenza, oppure colla
premeditazione di mettere al sicuro la propria
vita, non si seppe. L'inchiesta giudiziaria non
diede risultato alcuno. Si deve inoltre
osservare che lo stesso Croz, in vista della
poca abilità alpinistica di Hadow, era
impensierito per la discesa, e disse a Whymper:
“Preferirei discendere da solo con lei e con
un'altra guida, che non con questi altri....”
Sorse allora, in contraddizione colla
testimonianza di Whymper, anche la stolta
diceria che Taugwalder avesse tagliata la fune.
Questa è una calunia destituita da ogni
fondamento. Whymper non era uomo da lasciare
impunito simile delitto. “Si dice che io
abbia tagliata la fune, ma guardi Ie mie mani!”
disse Taugwalder a un signore di Zermatt. Le sue
mani difatti dimostravano con evidenza il
terribile sforzo durato per evitare la sciagura.
IL RECUPERO
DELLE SALME
Appena Whymper, il sabato, giorno dopo la catastrofe, arrivò a Zermatt
alle 19,30, si recò da Seiler per inviare subito
gente sul luogo della disgrazia. Numerose guide
partirono immediatamente, e al ritorno
riferirono d'aver veduto i cadaveri dei
disgraziati, ma di non essersi potuti avvicinare
a cagione dei molti e pericolosi crepacci del
ghiacciaio. Whymper si consigliò alIora col
cappellano inglese Mac Kornick, intimo amico di
Hudson, e stabilirono di partire la domenica
all'alba. E partirono: Franz Andermatten di
Saas, i fratelli Lochmatter di Macugnaga,
Federico Payot e Giovanni Tairraz di Chamounix.
Presero inoltre parte: I. Rebertson e
Phillpotts. "Dalla
cima dell’Hoornli -cosi
scrive Mach Kornick- abbiamo esplorata
tutta la distesa di neve a destra del Cervino
dove si credeva fossero caduti i nostri anici.
Vi si vedeva infatti qualcosa in fondo, ma non
eravamo certi che fossero loro. Fu allora deciso
di scendere giù sul ghiacciaio del Cervino.
Questo ghiacciaio è molto ripido ed ha dei
seracchi enormi che spesso precipitano nelle
profondità e producono valanghe. Eppure
bisognava passare in mezzo a quelli, e più
volte, quando queste torri di ghiaccio pendevano
minacciose su di noi, Ie guide affrettavano la
marcia. Eravamo tutt’altro che certi di poter
raggiungere lo scopo nostro. Qualcuno dei larghi
crepacci poteva obbligarci al ritorno e a
cercare un’altra via. Ma non fu cosi. Si
procedeva adagio, ma sicuri verso l'orrendo
abisso nel quale erano precipitati gli amici e
si rabbrividiva al solo pensiero dello
spettacolo spaventoso che ci attendeva. Dopo una
breve sosta, lenti e silenziosi arrivammo presso
i cadaveri e rimanemmo allibiti di fronte
all’orribile spettacolo. Croz e Hadow giacevano
uno vicino all’aItro, Hudson era alquanto più in
la; accanto a lui si vedeva il suo libro di
preghiere.
A un tratto un
grido di sgomento delle guide e un rombo
sinistro ci distolse dal nostro raccoglimento
funebre. In fretta saltammo dall’altra parte e
ci sottraemmo a una spaventosa caduta di sassi.
Dopo esserci consultati l’un I'altro sul da
farsi, decidemmo di seppellire Ie povere salme
nella neve. Le riunimmo in una fossa, che
coprimmo di ghiaccio e di neve. SuI libro quindi
del povero Hudson furono lette le preghiere per
i defunti. Noi ritenemmo che quella tomba lassù,
in mezzo alle nevi eterne e al cospetto
dell'austera grandezza del monte, fosse il luogo
più indicato per quei valorosi alpinisti”.
II governo del Cantone Vallese fu invece di
parere diverso, e diede ordine immediato di
trasportare Ie salme a Zermatt; ciò che fu
eseguito il 19 luglio da ventun guide fra i
maggiori pericoli.
La salma del diciannovenne lord Francis Douglas
non fu ritrovata, di lui fu rinvenuta solo una
scarpa. |