QUI MONTAGNA | ||
. RICORDI DEL PASSATO
Quando penso ai giorni che ho passato in montagna mi tornano alla mente gli alpinisti che ho avuto l'occasione di avvicinare e che sono diventati miei amici, compagni di gita o di cordata. Fra questi alcuni li ricordo in modo particolare perché di essi conoscevo la loro vita in pianura, i loro problemi, le motivazioni del loro approccio alla montagna ed il loro modo di affrontarla. Ginetto era uno studente universitario prossimo alla laurea. Era un fortissimo arrampicatore. Quando si proponeva di raggiungere una meta riusciva sempre nel suo intento. Affrontava la montagna senza tener conto delle sue condizioni generali, del tempo, dell'innevamento e della stagione più propizia. Quello che c'era lo affrontava, l'unico impegno era raggiungere la cima. Non condividevo il suo modo di andare in montagna, come non lo condividevano altri comuni amici, tanto che Ginetto era spesso costretto ad andare da solo. Con Sandro invece ho legato immediatamente. Ci siamo conosciuti al Rifugio Vigevano nel Gruppo del Monte Rosa, entrambi ci eravamo messi in testa di fare il Lyskamm, che allora era una meta alpinistica di un certo livello. Quando andavamo alla Capanna Gnifetti per tentarne la salita il tempo si metteva al brutto. Quando eravamo costretti a scendere a valle il tempo si rimetteva al bello e questo per ben 12 volte consecutive. Sandro ed io siamo poi riusciti a fare il Lyskamm, ma separatamente con compagni di cordata diversi. Mario era un ottimo fabbro e carrozziere. Lui stesso preparava alcuni attrezzi di arrampicata come martelli, piccozzini, oppure adattava, alla sue esigenze, quelli che comperava in negozio. La sua tecnica di arrampicata non era delle migliori. A questa carenza suppliva con una eccezionale forza fisica. Su roccia o su misto non si preoccupava di scegliere la via di salita più conveniente. Tirava sempre su diritto andando ad affondare passaggi impegnativi quando, pochi metri più in la, la via era più agevole. Non ho mai fatto cordata con lui anche se assieme, ma in cordate separate, abbiamo fatto alcune salite in montagna. Marisa era la segretaria di un'importante azienda manifatturiera. Viveva con la madre, non aveva problemi economici perché andava in montagna solo con guida. In ogni gruppo alpinistico aveva la sua guida preferita con la quale realizzava salite di impegno medio alto. Con lei ho fatto una sola escursione sulle Prealpi Valsesiane, però ci scambiavamo spesso informazioni sulle salite realizzate. Tiziano e Carlo erano due inseparabili amici e compagni di cordata. Quando in rifugio se ne incontrava uno si poteva stare sicuri che c'era anche l'altro. Per loro l'arrampicata era un divertimento. Non avevano problemi tecnici nella progressione su qualsiasi grado di difficoltà, andavano sempre alternativamente al comando della corda, quello che faceva uno andava sempre bene per l'altro. Se facevano salite di difficoltà non superiore al 3° grado (riferito alla scala di sei gradi) mi portavano con loro come terzo incomodo. Per salite superiori andavano per loro conto. Spesso io salivo da solo dalla parte più facile e li aspettavo in vetta, per poi fare la discesa assieme. L'ultima volta che li ho visti arrampicare, o meglio che li ho sentiti, lo facevano cantando a squarciagola. L'eco dei loro canti rimbalzava di parete in parete con strani effetti acustici. De Benedetti era un ingegnere edile molto capace, per quello che ne sapevo. De Benedetti non era il suo vero nome, era un soprannome di cui non ho mai conosciuto la motivazione. Era uno sciatore alpinista, però occorreva una certa benevolenza per considerarlo tale. In salita era sempre l'ultimo ad arrivare in cima, però ci arrivava. Affrontava la discesa con lunghe diagonali e conversioni sul posto, difficilmente faceva qualche curva. Era talmente abile nelle conversioni che impiegava certamente meno tempo che non nelle curve, tanto che arrivava alla fine della discesa assieme agli altri. Fisicamente era in grado di portare a termine qualsiasi meta sci-alpinistica, anche traversate di più giorni, senza stancarsi più di tanto. Sapeva riscuotere l'amicizia e la simpatia di tutti, era per questo che veniva sempre invitato alle gite. Sette amici, sette alpinisti, nessuno di loro ha fatto cose importanti in alpinismo, nessuno è diventato un grande. Però una cosa è certa: hanno affrontato la montagna con impegno e con passione, perché era lassù che trovavano la loro massima realizzazione. Ed è in questo che sta la loro grandezza. Dove sono adesso gli amici che ho menzionato ? Un credente direbbe nel Regno dei Cieli. Più semplicemente sono tutti morti in montagna: Ginetto alla cresta nord del Tagliaferro, Sandro alla Direttissima della Grober, Mario alla Cresta dei Carisei, Marisa al Grand Combin, Tiziano e Carlo al Campanile Basso di Brenta, De Benedetti sotto ad una valanga al Sasso Piatto. A questo punto mi viene spontaneo fare una analisi della mia attività alpinistica Ho fatto tante salite, mai ad alto livello, tranne, forse, in sci-alpinismo. Non mi sono mai trovato in situazioni critiche, non ho mai avuto incidenti, con me in montagna non è mai morto nessuno. Perché questo ? perché sono stato il più bravo o perché sono stato il più fortunato ? Temo che a questa domanda non troverò mai una risposta.
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