QUI MONTAGNA
  

QUESTO NON E' UN RACCONTO, QUESTA E' VITA VISSUTA

NON TI DIMENTICHEREMO MAI

 Molti anni fa partecipo ad una cerimonia per l’inaugurazione della nuova sede di una sezione del  C A I . Nella sala riunioni sono presenti, oltre alle solite autorità locali, accademici del C A I, istruttori nazionali e alpinisti provetti. Allora ero alle prime armi in alpinismo, ascoltavo quindi  con ammirazione e una punta di invidia, quanto sentivo raccontare delle  arrampicate in alta montagna e in Dolomiti. Ad un certo punto vedo entrare un aviatore, lo guardo con stupore. Un alpino l’avrei capito, ma un aviatore, o più precisamente un sottufficiale dell’Aeronautica Militare mi sembrava un po’ fuori posto. Le mie perplessità cadono quando vedo che gli altri lo accolgono calorosamente e si mettono a parlare con lui di arrampicate impegnative in Dolomiti. Passano parecchi anni. Anche la Sezione di Novara riesce ad avere una sede, viene infatti ospitata in alcuni locali del CONI in via M. Greppi N° 9. È in quella sede che gli alpinisti si trovano,  al giovedì sera,  per organizzare le loro gite. Ed è sempre in quella sede che nel 1961 viene organizzato da Antonio V. Vittorio B. e da me il primo corso d’alpinismo della Sezione di Novara del C A I. Durante quelle riunioni e nei successivi corsi d’alpinismo rivedo l’aviatore di parecchi anni fa che ho l’opportunità di conoscere meglio. Una sera viene da noi con una presentazione dal titolo “In due si arrampica meglio”.  È un serie impressionante di diapositive, scattate nel vivo di impegnative arrampicate effettuate con la sua compagna di cordata, dalla quale non si separerà per il resto della vita. Una sera ci racconta della sua prima salita solitaria alla via Ghigo-Bonatti alla est del Grand Capucin. Ad un certo punto della salita, sfilando la corda di autoassicurazione, si sarebbe preclusa la possibilità di battere in ritirata. Ci confessa che quello è stato un momento difficile da superare, poi tutto è andato bene. Un’altra proiezione di diapositive riguarda una salita impegnativa di ghiaccio, se la memoria non mi inganna, nel Gruppo del Monte Bianco. Arrivano in cima nel tardo pomeriggio. Il tempo è bello stabile, sia lui che la sua compagna decidono di bivaccare in vetta,  per assistere al tramonto ed il giorno successivo al sorgere del sole. È questo quello che lo qualifica: arrampicata tecnica e impegnativa, ma nello stesso tempo amore per la montagna. Ho sentito esperti arrampicatori definire una cresta “Salita per vecchi paralitici”, dire di una parete: “Uno schifo per il quale non vale neanche la pena di muoversi da casa”. Questo non è mai stato il suo linguaggio: la cresta era facile senza problemi, la parete era adatta a chi cercava un primo approccio con l’alta montagna.  Poi ci siamo persi di vista: io abbandono le arrampicate per passare allo sci-alpinismo di conseguenza mi allontano dalla  Sezione di Novara. Ci siamo risentiti per lettera in merito a chiarimenti su alcuni vie del Monte Rosa quando era in preparazione la relativa guida. Per ultimo gli scrivo e gli mandavo il secondo semestre 2001 della rivista CAINOVARA che, per un disguido postale, non gli è stata inviata. In quel numero appariva una mia relazione tecnica della prima ascensione all’inesistente  Corno  Stainer nel Gruppo del Monte Rosa. Ecco la sua risposta:

 

“ Pura 10.02.2002

caro Stefano,

ho ricevuto con piacere tue notizie, oltre al curioso calendario, e vedo che sei sempre molto attivo. Bravo ! mi hai fatto un brutto scherzo, perché leggendo su CAINOVARA la prima parte del tuo scritto Corno Stainer mi è venuto un colpo e sono subito andato a vedere cosa avevo scritto nella guida del M. Rosa. Poi ho letto tutto l’articolo. In questi ultimi mesi ho fatto anch’io parecchie escursioni sui monti della Valsesia, per vedere il terreno che due giovani biellesi stanno descrivendo per un volume della collana Guida Monti Biellesi e Valsesiani. Mi viene da dirtelo perché ho visto a pagina 8 la notizia di una salita della via Free Dolcino alla Parete Calva e ho pensato se si può avere  la relazione tecnica, riesci ad ottenerla dai ripetitori ? Se avete altre notizie da dare sono ben gradite.

Quando vedi i “vecchi” me li saluti, mi ricordo sempre con simpatia di tutti voi.

Molti cordiali saluti,

P.S.  chi è l’autore di Terra di Nessuno ? è bello !”

 

Poi un brutto giorno dell’ottobre 2002 leggo su un portale della montagna in Internet l’annuncio della sua improvvisa morte. Per me è stato un colpo.

Convinto di interpretare il pensiero di chi l’ha conosciuto dico: “Ciao Gino, sei stato un esempio per tutti noi, non ti dimenticheremo mai.”

 
 

 

 

 

 
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