QUI MONTAGNA

 

 

L'ULTIMO APPUNTAMENTO

 

Le ultime stelle stanno spegnendosi in cielo e i primi raggi del sole colorano di rosa le più alte vette ghiacciate, quando i miei compagni di cordata Enrico, Pino, Luciano ed io lasciamo l'Alpe Vigne diretti alla Grober. Oltrepassato un torrentello, prendiamo a salire in direzione nord-est, sottopassando la lunga costiera che muore ai piedi della parete sud. Seguendo alcune tenui tracce di sentiero ci innalziamo per pascoli. Il cammino procede lento e monotono. Dopo un'ora e mezza, quando sto già perdendo la pazienza, vedo comparire, dietro ad un'ondulazione pascolosa, il lembo inferiore del ghiacciaio di Flua. Facciamo una breve sosta per calzare i ramponi. Riprendiamo l'ascesa sul ghiacciaio che saliamo a randa. Superiamo alcune roccette  afferrando un successivo ghiacciaio. Le condizioni della neve sono buone, i ramponi mordono bene: si cammina spediti anche se il pendio è ripido. Traversando in diagonale approdiamo alle rocce della fiancata meridionale della cresta di Flua sotto la quota 3264. Togliamo i ramponi ed assicuriamo le piccozze al sacco. Con una arrampicata non difficile e divertente, su rocce ben scalinate e con buoni appigli, riusciamo ad afferrare la cresta. Il tempo  continua ad essere bello. La vista sul Monte Rosa e sulle montagne degradanti verso la pianura è veramente interessante. Dal punto di vista tecnico la cresta è affilata ed esposta sui due versanti. Gli appigli sono buoni ed abbondanti. Su in alto verso la parte terminale della cresta intravedo un "Torrione Rosso" di poco simpatico aspetto. Riprendiamo l'arrampicata scegliendo di volta in volta i passaggi che sul momento ci sembrano più  abbordabili. Ci spostiamo, ora sul versante  di Alagna, ora su quello di Val Quarazza. Il tempo sembra voglia mettersi al brutto: nebbie risalgono le valli, sormontano la cresta ricoprendo, poco alla volta, le cime delle montagne. Continuo a guardare il Torrione Rosso: visto da lontano il suo superamento sembra tutt'altro che facile. Con una lunga traversata su una cengia, troppo comoda per non essere seguita,  ci spostiamo sulla parete sud. Una serie di passaggi di una certa difficoltà ci riportano in cresta alla base del Torrione Rosso. Visto da vicino appare meno difficile: in effetti è un salto di roccia verticale molto esposto, superabile con due tiri di corda. Fin qui saliamo in arrampicata libera, ma adesso è  il momento di mettersi in cordata. Mi lego per primo e parto all'attacco. Supero direttamente i primi metri:  raggiungo un buon punto di sosta. Mi sposto tutto sulla destra raggiungendo un nuovo terrazzino. Faccio sicurezza a Luciano che raggiunge rapidamente il primo punto di sosta. Si dimentica però di lasciare la corda che ha nel sacco a Pino e ad Enrico che restano in questo modo ai piedi del  Torrione Rosso, senza la possibilità di legarsi in cordata. Luciano cala loro la corda: formiamo così una cordata da quattro. Riprendo a salire.  Mi sposto nuovamente a destra e leggermente in basso, mi infilo in un canalino che salgo direttamente con una certa fatica. Raggiungo un ottimo punto di sosta fuori dal Torrione Rosso. Per quanto posso vedere nella nebbia, che ormai avvolge la montagna,  le difficoltà della salita sono finite. Quando i miei compagni mi raggiungono riprendiamo a salire in cresta. La visibilità è notevolmente ridotta. La cresta ad un certo punto si inflette verso destra, poi, con un ultimo  facile salto, si spegne contro la calotta nevosa della vetta. Senza problemi ne raggiungiamo la sommità. La nebbia fitta preclude la vista sulle montagne circostanti. Ci tratteniamo in vetta il tempo sufficiente per uno spuntino. La discesa ci vede impegnati prima su facili rocce, poi su pendii più o meno ripidi di neve alla ricerca del Colle delle Locce. A causa della nebbia sorgono dubbi ed incertezze sulla scelta dell'itinerario. A questo punto il tempo ci usa la cortesia di mettersi improvvisamente al bello. Le nebbie si allargano lasciandoci vedere la vallata del Sesia fin oltre Alagna e la valle di Macugnaga. La discesa al  Colle delle Locce diventa adesso facile. Il sole è bello e caldo, è ancora presto: ci fermiamo ad assaporare la montagna dopo le lunghe ore passate nella salita. Sul versante di Macugnaga vedo diverse cordate in azione. Alcune stanno salendo la "Direttissima". Un'altra  da tre sta scendendo seguendo un percorso che non riesco a capire. Adesso sono fermi: è  evidente che hanno dei problemi. Li osservo col binocolo senza riuscire a riconoscerli: distinguo solo la sagoma scura delle persone sulla neve. Soltanto al mio ritorno in pianura vengo a sapere che di quella cordata fa parte il mio carissimo amico e compagno di cordata Sandro: nel momento in cui lo osservo sta avviandosi ad un tragico destino. Poco dopo infatti l'intera cordata scivola in un tratto ghiacciato. Sandro batte la testa contro una roccia emergente rimanendo ucciso sul colpo. Così ancora una volta la montagna uccide, con l'inaudita crudeltà che sempre la distingue, un suo appassionato ammiratore. È sempre così, questo è vero, ed è anche vero che questo è il prezzo dell'alpinismo. Ma per me non c'è parola o ragionamento che valga a colmare il vuoto che la morte di Sandro lascia nel mio animo. Ci conosciamo parecchi anni fa al Monte Rosa, siamo animati dalla stessa passione per la montagna, ci accomuna il fervido desiderio di salire il Lyskamm per una delle sue vie più belle. Assieme negli anni successivi facciamo diverse ascensioni. La mia vecchia corda di canapa è ancora  sporca del suo sangue quando,  a seguito di una caduta da una Dulfer alla nord del Tagliaferro, che io trattengo, Sandro si ferisce alle mani. Non posso dimenticare una mia scivolata  su un lastrone di ghiaccio che Sandro blocca con molta prontezza salvando l'incolumità di entrambi. Poi le vicende della vita ci dividono, ma continuiamo a scriversi confidandoci tutto l'uno dell'altro. La nostra è un'amicizia leale e sincera. Il destino vuole che entrambi saliamo la Grober nella stessa giornata, all'insaputa uno dell'altro, da due versanti diversi, senza incontrarci, per il nostro ultimo appuntamento in montagna.

 
 
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