| QUI MONTAGNA | ||
IL RIFUGIO FANTASMA
Appena dentro nella grande vallata, la dove i suoi fianchi montuosi incominciano a superare i 2000 metri di quota, si trova, sulla sinistra, una valle secondaria, poco conosciuta, poco frequentata. Per fortuna non ci sono impianti sciistici: è l'ideale per lo sci-alpinismo. Vi si accede attraverso una strada di montagna, stretta, ripida e con molti tornanti. La strada supera un salto di parecchie centinaia di metri e si snoda in una fitta abetaia tormentata da rocce affioranti. Superato questo tratto iniziale aspro e selvaggio, si approda ad un Grande Pianoro. Al suo inizio sorge l'unico paese della valle. Le tipiche case, una ventina in tutto, in sasso e legno, sono raggruppate le une vicine alle altre, quasi a difesa dalle insidie della montagna. Il pianoro è solcato da un torrente dalle acque limpide che, dopo aver lambito il paese, precipita a valle impetuoso e spumeggiante. Al termine del Grande Pianoro un salto, percorribile in sci, anche se frazionato da rocce a picco, da accesso al Piccolo Pianoro. Su questo sorge un modesto rifugio, ma con tanto d'ingresso invernale sempre aperto. Il rifugio è un'ottima base di partenza per le numerose cime che fanno corona al Piccolo Pianoro. Diverse di queste cime sono fattibili in sci. Una in particolare, la Grande Cima Bianca, è frequentata dagli sciatori alpinisti. E' proprio questa cima che Liza, Riccardo ed io abbiamo intenzione di tentare. E' già pomeriggio fatto quando, parcheggiata la macchina in paese, pelli di foca agli sci, sacco a spalla, iniziamo la salita. La neve è sana ed abbondante. Per contro il tempo è brutto: il cielo è coperto, banchi di nebbie ristagnano sui fianchi della montagna. Vado davanti a battere pista, abbastanza rapidamente ci portiamo verso la fine del Grande Pianoro. E' in questo punto che incontriamo due sciatori: sono fermi sugli sci uno a fianco dell'altro, sono francesi, ma parlano discretamente l'italiano. Ci dicono che vengono dal rifugio sul Piccolo Pianoro. Ci informano sulle condizioni dell'ingresso invernale: l'illuminazione è a gas, il riscaldamento è a stufa con abbondante riserva di legna, esiste anche una discreta scorta di viveri in scatola. Ci raccomandano, se usiamo i viveri, di passare dal custode del rifugio, che abita giù nel paese, a pagare quanto consumiamo. Ci indicano poi la via da seguire. Al termine del Grande Pianoro scendere nel torrente. Attraversarlo su un ponte di pietra. Rimontare una rampata di neve e rocce fino ad approdare al Piccolo Pianoro. A questo punto il rifugio è visibile, basta andare nella sua direzione per raggiungerlo. Inoltre, per non avere problemi, ci è sufficiente seguire le tracce degli sci che i due francesi lasciano nella discesa dal rifugio. Ringraziamo per la loro cortesia, ci salutiamo augurandoci buona continuazione della gita. Scendiamo nel torrente, troviamo il ponte in muratura, ma non vediamo nessuna traccia di sci. Attraversiamo il torrente e rimontiamo la rampa dalla parte opposta, ma anche qui non ci sono tracce di sci. Il tempo sta peggiorando: una densa nebbia cala sulla montagna fino ad avvolgerla completamente. La nebbia fitta uniformandosi col candore della neve riduce la visibilità a pochi metri. Abbiamo l'impressione di essere immersi in un mondo senza dimensioni. Ci accorgiamo di essere sul Piccolo Pianoro perché stiamo viaggiando in piano. Consultiamo la cartina dell'IGM. GPS e altimetro alla mano riprendiamo la marcia. L'incipiente oscurità riduce ancora di più la visibilità. Continuiamo a procedere sugli sci, ma abbiamo perso il senso del tempo e della direzione. Non troviamo le piste dei francesi: questo ci fa sorgere il dubbio di aver commesso un grossolano errore di orientamento. Dalla consultazione del GPS ci accorgiamo di aver superato la posizione del rifugio. Ritorniamo sui nostri passi. Ci allarghiamo a ventaglio, io sono al centro col GPS alla mano. Quando raggiungiamo la zona del rifugio Liza, quasi scomparsa nel buio e nella nebbia, ci chiama alla voce. Riccardo ed io ci dirigiamo a quella volta. Mentre la raggiungiamo vediamo davanti a noi una massa scura. Sicuramente è il rifugio: finalmente lo troviamo. Come ci avviciniamo ci accorgiamo, con profonda delusione, che è un grosso masso erratico. Alla sua base osserviamo un muretto a secco semi nascosto dalla neve. Sul suo lato destro un ingresso: è un tipico riparo costruito dai pastori. Torcia alla mano varco l'ingresso: trovo una nicchia asciutta ed accogliente, ideale per un bivacco. Per trovare il rifugio, sempre sugli sci, facciamo una battuta attorno tenendoci in contatto alla voce. Le nostre ricerche non hanno esito: è buio fatto, la nebbia è fitta, anche con le torce la visibilità è ridottissima. Ormai dobbiamo prendere una decisione. Scendere al paese in queste condizione è quanto mai problematico. Poiché siamo equipaggiati per un bivacco all'aperto, troviamo che la soluzione migliore è quella di passare la notte nel riparo dei pastori. Domani, se il tempo migliora, possiamo sempre tentare la salita alla Grande Cima Bianca. Chiudiamo l'ingresso con un foglio di plastica sorretto dagli sci piantati verticalmente. Liza fa sciogliere neve nel fornellino servendoci un ottimo thè. Facciamo cena a base di viveri secchi e quindi ci infiliamo nei sacchi piumino per passare la notte. Liza in mezzo, io dalla parte dell'ingresso, non sentiamo freddo, anzi stiamo benone: non tardiamo a prendere sonno. Come al solito sono io a svegliarmi per primo. Esco all'aperto, mi lavo la faccia con una manciata di neve. Il tempo è come ieri: nebbia fitta. Ci sorbiamo un thè caldo, facciamo una breve colazione e quindi, con tutta calma ci mettiamo gli sci ai piedi in ordine di discesa. La gita è fallita: non abbiamo nessuna possibilità di raggiungere la Grande Cima Bianca. Rinunciamo anche a cercare il rifugio. Seguendo le tracce della salita scendiamo al Grande Pianoro. Una lunga discesa in sci ci riporta alla macchina. Riccardo ed io siamo mortificati. Oltre a bucare l'uscita non riusciamo a trovare il rifugio pur disponendo di GPS, altimetro e cartina IGM, e questo nonostante la nostra esperienza alpinistica. Abbiamo è vero l'attenuante della nebbia, ma la cosa non è consolante. Liza è rassegnata, anzi ci propone, dato che è ancora presto, di cercarci un centro sciistico e di farci una bella sciata su pista. Mentre carichiamo gli sci in macchia siamo avvicinati da un abitante del paese, ci chiede: "Ma da dove venite così presto ?". Gli spieghiamo, con una certa riluttanza, che dovevamo andare alla Grande Cima Bianca, ma che non riusciamo a trovare il rifugio del Piccolo Pianoro. "Il rifugio del Piccolo Pianoro ? Ah, ma mai più che lo trovate: è stato distrutto due anni fa da una valanga. Ma come non lo sapevate ?". Liza, Riccardo ed io ci guardiamo in faccia ammutoliti. Poi Liza balbetta: "Ma..................., ma allora.....................i due sciatori francesi ?...........".
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