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Valsesia sono numerose le
miniere abbandonate. Alcune hanno gli ingressi franati e non sono
più visitabili, ad esempio le miniere di ferro e nichelio presso Fei,
frazione di Doccio; le miniere di ferro in regione Prà presso
Locarno e in prossimità del Colle del Ranghetto sfruttate nel 1600;
le miniere di pirite ramifera aperte agli inizi del 1700 presso
l'Alpe Val di Mengo in Val Bagnola. Di queste ultime esiste un pozzo
che consente di entrare nelle gallerie, ma la cosa è da esperti
speleologi. Per restare sempre nella zona della bassa Valsesia,
esistono miniere di nichel accessibili al Castel di Gavala aperte
nel 1850, all'alpe Laghetto a meridione del Monte Capio, fra il
Becco delle Galline e il Paretone sulla cresta Pizzo - Res. Tutte
queste richiedono mediamente 2 ore di cammino per essere raggiunte.
Altre miniere più vicine (20 - 30 minuti) sono quelle di pirrotina
nichelifera di Isola, frazione di Vocca, oppure di nichel a
Valmaggia, però le relative gallerie non sono facilmente
identificabili e non sempre sono percorribili. Per contro ci sono
miniere accessibili in pochi minuti dalla macchina, con ingressi
facilmente riconoscibili e che hanno una storia che merita di essere
conosciuta. Si tratta delle miniere della Gula nel Landwasser, la
valle di Rimella per intenderci. In questa zona i primi permessi di
sfruttamento minerario risalgono al 1903. Successivamente rinnovati,
anche da parte di società diverse, si protraggono fino al 1921
quando entrano in scena i veri protagonisti della storia delle
miniere della Gula: don Giuseppe Teruggi e il sig. Giovanni Brunetti.
Quest'ultimo è un profondo conoscitore di tecnica mineraria e un
ottimo capo minatore. Don Giuseppe Teruggi, parroco di Ferrera a
partire dal 1897, è a sua volta, cosa insolita per un sacerdote, un
esperto di geologia applicata alle miniere. Nel 1920 iniziano i
lavori di ricerca di pirrotina nichelifera. Gli indici di
affioramento fanno infatti presagire l'esistenza di importanti
giacimenti. Vengono scavati oltre 800 metri di gallerie rinvenendo
numerosi strati di discreto spessore dei seguenti minerali: ferro,
zolfo, nichel e cobalto con un tasso dell'85 - 90 % di materiale
utile. Questi primi sondaggi fanno nascere la speranza, confortata
anche dal parere di eminenti geologi e minerologi, di poter
realizzare nella zona un importante complesso minerario che
assorbirebbe tutta la manodopera locale. In quegli anni Ferrera e le
sue frazioni sono molto popolose, si parla di 700 abitanti. La
mancanza di lavoro nella valle obbliga gli uomini ad espatriare ed a
restare lontani dalle famiglie e dalla loro terra anche per periodi
prolungati. La grande aspirazione di don Giuseppe Teruggi è di dare
un lavoro a tutti i valligiani sfruttando, appunto, le miniere della
Gula. Per realizzare questo progetto don Teruggi impegna la propria
intera esistenza guadagnandosi l'appellativo di "don Minera". Viene
fondata una società mineraria che dà inizio ai lavori di
sfruttamento impegnando 40 operai. Vengono costruiti fabbricati di
servizio, una teleferica e alcuni tronchi di ferrovia a scartamento
ridotto per il trasporto del materiale. Fin dagli inizi il materiale
estratto risulta povero e di non facile lavorazione, con i mezzi
tecnici del tempo, per ricavare nichel e cobalto. I lavori di
estrazione sono notevolmente rallentati, gli operai impiegati si
riducono a 4. Questa situazione raggela non poco gli entusiasmi
iniziali tanto che nel 1926 cessa ogni attività. Fino al 1932 viene
fatta la sola manutenzione degli impianti e alcune ricerche nel
corso delle quali gli esperti, che visitano le miniere, affermano la
validità del loro sfruttamento. È sempre nel 1932 che appare sulla
scena un ingegnere chimico tedesco che sostiene di aver scoperto un
procedimento, per il trattamento del minerale, tale da rendere
remunerative le miniere. Vengono costruiti nuovi edifici e una lunga
gradinata, tuttora esistente, per raggiungere gli imbocchi delle
gallerie. Ben presto l'ingegnere tedesco viene smascherato come un
truffatore e costretto a rimpatriare. Ma anche dopo queste delusioni
e vicissitudini don Teruggi non abbandona l'impresa. L'impegno viene
concentrato sulla coltivazione della pirite aurifera. Vengono
acquistati impianti tecnici che occupano fino ad 8 operai. Ma anche
questa via non sortisce risultati apprezzabili tanto che tutto si
ferma nuovamente. Nel 1936 esce di scena Giovanni Brunetti fino a
quell'anno inseparabile collaboratore di don Teruggi. Arriviamo ai
primi anni della seconda guerra mondiale. Don Minera, che si è
indebitato per una cifra considerevole, pressato dai creditori,
tenta di vendere la concessione di sfruttamento minerario, affidando
l'incarico a vari studi legali di Milano. Alcune imprese importanti,
spinte dalle necessità belliche, si interessano delle miniere della
Gula, ma tutte si fermano di fronte alla scarsa consistenza dei suoi
giacimenti. A guerra finita nel 1946 don Giuseppe Teruggi, ormai
settantacinquenne, lascia la parrocchia di Ferrera. Il suo grande
sogno di creare un centro minerario in grado di dare lavoro a tutti
i suoi valligiani tramonta per sempre. Viene così posta la parola
fine alla lunga e travagliata storia delle miniere della Gula
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