
CIMA DI BÒ O ALTO BÒ (2556)
Importante montagna fra la Valle Cervo e la
Valsesia, ma interamente in territorio biellese. La cima
è aperta su un vastissimo panorama, verso la pianura da
Torino a Milano, sull'arco alpino dal Monviso,
attraverso il Gran Paradiso, il Monte Bianco, il
Cervino, il Monte Rosa fino alle Alpi Bernesi. Pochi
metri sotto la vetta, sul versante meridionale, si
trova il Bivacco Antoniotti, modesta costruzione in
pietra, dove si può trovare un ricovero spartano in
caso di necessità:
NOTE TECNICHE:
località di partenza:
Montesinaro (1032) (Piedicavallo, Valle Cervo)
accesso in automobile:
da Biella 21 Km
dislivello complessivo: 1524 metri
tempo di percorrenza: ore 4 - 4.20
difficoltà:
EE (in relazione al dislivello e al forte sviluppo)
periodo consigliato: da fine maggio a fine settembre
cartografia:
Istituto Geografico Centrale N° 9, Ivrea - Biella e
Bassa Valle d'Aosta, scala 1:50.000
bibliografia:
Valsesia e Monte Rosa, volume II, di don Luigi Ravelli,
pagine 187 e 207. Nuova Guida delle Alpi Biellesi, di
Giancarlo Regis e Renza Piana Regis.
VIA DI SALITA.
Il parcheggio vetture è posto ad una cinquantina di
metri oltre il cimitero, al termine della strada
bitumata. Iniziare a salire sullo sterrato chiuso ai
veicoli da una sbarra. Dopo qualche tornante, circa otto
minuti dalla partenza, si incontra un cartello con
l'indicazione: M. BÒ Bocchetta del Croso. Abbandonare lo
sterrato e prendere il sentiero con la segnaletica E 70.
Il sentiero è ampio, comodo e segnalato con vernice,
inizia in piano attraversa un bosco, poi in moderata
salita supera alcune case e arriva nei pressi di un
torrente, ore 1.10 dalla partenza. Qui vi è un bivio,
continuare sul sentiero principale E 70 che, piegando a
destra, oltrepassa il torrente. Si attraversano dei
pascoli, in alcuni punti il sentiero è poco visibile ma
poi riprende molto ampio. In questa zona si intersecano
alcuni sentieri che si staccano da quello principale,
bisogna ignorarli e continuare su quello segnalato che,
con ampio giro, raggiunge l’Alpe Finestre (1731). Nei
pressi dell’alpe si incontra un primo bivio, ignorarlo e
continuare diritto. Dopo alcuni tornanti sulla destra si
incontra un secondo bivio evidenziato da un ometto e da
segni di vernice ore 2.15 dalla partenza. Abbandonare il
sentiero che continua diritto E 70 e che porta alla
Bocchetta del Croso per prende quello di destra più
stretto e segnalato E 74. Questo percorso raggiunge
quasi in piano l’Alpe Giasset (1920), qui piega a
sinistra e inizia a salire più ripido, più stretto e
meno marcato, ma reso sempre evidente da segni di
vernice. Si attraversa un piccolo canale, all’inizio di
stagione ingombro di neve, e si raggiunge l’Alpe Balmone
(2177) ore 3 dalla partenza. Continuando il fondo si fa
roccioso e il sentiero non è sempre visibile, numerosi
segni di vernice e qualche ometto ne danno la direzione.
Si raggiunge una cresta, qui il sentiero è più marcato e
sale dapprima sul fianco destro per poi scavalcarla e
continua sul fianco sinistro. Prestare attenzione per
qualche punto esposto. In breve sì raggiunge la Cima di
Bò sormontata da un traliccio di metallo a forma
piramidale.
ALTRE POSSIBILITÀ.
:
Nella Valle Cervo vi sono altre possibilità di salita ma
sono sconsigliate per il forte dislivello, il forte
sviluppo e le difficoltà.
:
Un’altra possibilità di salita è dal Bocchetto di
Sessera (Bielmonte) con meno dislivello del percorso
descritto, ma con uno sviluppo elevato e verso la cima
con alcune difficoltà.
:
Altri due possibili itinerari iniziano a Rassa (917)
(Valsesia). Il primo percorre la Val Sorba, raggiunge
l’Alpe il Toso (Punto Appoggio C A I ) e attraverso la
Bocchetta del Croso si collega all’itinerario descritto.
Il secondo itinerario (vedere descrizione sulla Guida
Degli Itinerari Escersionistici della Vaisesia volume
2°, C A I Varallo pagine 48 - 49) passa
dall’Alpe Scandalorso, il Lago Talamone, la Punta Raja
delle Marmotte, sfiora la Punta del Talamone e si
congiunge con l’itinerario precedentemente descritto
poco sotto la cima. Questo ultimo itinerario presenta
diverse difficoltà nella parte alta. I due percorsi
partenti da Rassa hanno un dislivello poco più elevato
di quello dell’itinerario descritto ma con uno sviluppo
notevolmente superiore. |